Il teatro


Per poter raccontare quello che alcuni giornali hanno definito “Miracolo alla Sanità”, devo prima spiegare, quasi far vedere, di quale luogo stiamo parlando: siamo in un quartiere di Napoli in pieno Centro Storico, un rione che conta più di 50.000 abitanti, ricco di storia e di tesori artistici di inestimabile valore, dove la bellezza lastrica le strade e ne è il cuore più profondo. Il Rione Sanità è noto per aver dato i natali a Totò, perché ha fatto da sfondo a molti film come ad esempio l’oro di Napoli e perché Eduardo De Filippo ci ha ambientato una delle sue commedie più famose, il Sindaco del Rione Sanità.

Un luogo che è quasi un’isola all’interno della città, per motivi architettonici, ma anche di natura storico-culturali. Proprio in questo crogiuolo di strade contraddittorie, dove l’arte e la malavita si incrociano ad ogni angolo, incuranti l’una dell’altra, è nato due anni fa il Nuovo Teatro Sanità, un teatro di circa ottanta posti, ricavato all’interno di una chiesa settecentesca con una splendida pavimentazione dell’ottocento, rimasta abbandonata per decenni.

Nel 2013, padre Antonio Loffredo, il parroco illuminato del quartiere Sanità, decide di affidare la gestione della struttura ad un gruppo di professionisti del settore teatrale, che capitanati dal direttore artistico Mario Gelardi, ha condotto sul palco di piazzetta San Vincenzo nomi rilevanti del panorama artistico locale e nazionale, tra i tanti Marina Confalone, Lalla Esposito, Enzo Moscato, Gea Martire, Diego De Silva, Giulio Cavalli, Renato Carpentieri, Nello Mascia, Cristina Donadio, Roberto Saviano, Toni Servillo.

Il teatro è gestito da un gruppo formato da giovani sotto i trent’anni coadiuvati da un gruppo di professionisti del settore teatrale. Sono tanti gli artisti che sono passati dal palcoscenico di piazzetta San Vincenzo alla Sanità e molti, innamoratisi del progetto, hanno voluto prestare la loro professionalità solo per passione e senza alcun guadagno, per far crescere questo luogo di cultura e dare nuova linfa ad un progetto ambizioso che è ormai avviato sulla strada della realizzazione effettiva. Tutto questo resistendo ad una mentalità che vede l’arte e la cultura come una nemica: prospettare una via di uscita, mostrare il bello e non solo il brutto del Rione Sanità è una gioia e un dovere!

Attualmente più di 30 ragazzi e una sessantina di bambini, seguono i corsi del teatro, tutti assolutamente gratuiti. Laboratori non solo di recitazione, ma anche sui diversi mestieri del teatro.

Questo vero e proprio “teatro di comunità”, è un luogo dove si studia, si cresce, si impara un lavoro. Un presidio sociale e culturale in un rione che ha una delle percentuali di abbandono scolastico più alte d’Europa, da 32 al 37% (dati Save the children”)

Il Nuovo Teatro Sanità è un’isola di pace creatività e possibilità. Lì dove il talento di questi ragazzi, spesso costretto a frustrarsi a comprimersi dentro le modalità della violenza, diventa interpretazione, maschera, purificazione. Il Nuovo Teatro Sanità è la Sanità: è un luogo che si relaziona al quartiere e da questo viene migliorato. Non sottrae al quartiere giovani per promettere loro una vita migliore, ma dà al quartiere formazione e risorse, pagando ad esempio corsi di teatro e iscrizioni all’università. Il Nuovo Teatro Sanità è la speranza dove ormai tutti credono che non ce ne sia più, anche e soprattutto chi ci vive.” Roberto Saviano .

Infine ci sembra simbolico ricordare che il nuovo teatro Sanità, ed in particolare tutti i ragazzi che ormai da 4 anni lo gestiscono, hanno vinto il “Premio Giuseppe Fava” con questa motivazione

“I ragazzi del Nuovo teatro Sanità non sono solo resistenza e non sono semplicemente teatro. Ma sono il nucleo intorno al quale alla Sanità, a Napoli, si costruisce un presente reale, che si può toccare vedere e ascoltare. Un luogo che è diventato quasi un’isola all’interno della città, in un quartiere, tra i più famosi di Napoli, dove l’arte e la malavita si incrociano a ogni angolo. In quel luogo c’è un gruppo di ragazzi che lì lavorano e che vedono il teatro come unica fuga da un quartiere che li tiene prigionieri. Quel teatro è il luogo dove possono creare bellezza, arte, un’altra vita, sono loro che hanno contribuito a costruirlo e a farlo vivere ogni giorno”.

 

Tutto questo avviene senza alcun contributo pubblico.