SPINGI E RESPIRA

spingirespira-11

Nell’ambito della rassegna L’altare di S.
SpazioTeatro
presenta

18 e 19 febbraio

presso Nuovo Teatro Sanità

“SPINGI E RESPIRA”

di e con Lorenzo Praticò

regia di Lorenzo Praticò e Gaetano Tramontano

Info e prenotazioni:
3396666426
info@nuovoteatrosanita.it
www.nuovoteatrosanita.it

Programmazione:
sabato 18 febbraio, ore 21.00
domenica 19 febbraio, ore 18.00

Il foyer del Nuovo Teatro Sanità torna ad essere palcoscenico per spettacoli di drammaturgia originale, con la rassegna L’altare di S., che vedrà in scena sabato 18 febbraio alle 21.00 e domenica 19 febbraio alle 18.00, Spingi e respira. Lo spettacolo è un racconto teatrale ambientato nel mondo del ciclismo, dove lo sport diventa metafora della fatica, dei successi e delle sconfitte di un’intera esistenza. Spingi e respira è scritto e interpretato da Lorenzo Praticò che lo dirige insieme a Gaetano Tramontano.
Il costo del biglietto è di 12 euro. Per info e prenotazioni 3396666426.

Autore, regista e interprete, Lorenzo Praticò spiega così il suo lavoro drammaturgico: «Spingi e respira nasce dall’ incontro con un quadro di Francis Bacon che raffigura un ciclista. Non so cosa sia successo davanti a quel dipinto ma è stato come se all’improvviso io quel ciclista lo stessi sentendo respirare. E gli sono corso dietro… Nasce dal rapporto tra me e mio padre, che non è un ciclista ma pittore e scultore invece sì; e soprattutto è un padre… Nasce dalla ricerca di parole e di gesti che si adattino meglio alla vita e ai suoi tempi. E come nella migliore delle tradizioni nasce da un amore non corrisposto. Poi dentro sono apparsi come evocati nuovi personaggi: Sara, scomparsa prematuramente, sorella della madre e primo amore del padre; la mamma, premurosa e discreta; il Campione, bello e antipatico; Fiorenzo Magni, il Terzo Uomo del ciclismo italiano, scomparso a pochi giorni dal nostro debutto…».

Nel testo di Praticò la bici è strumento di riconciliazione generazionale fra un figlio e un padre visto dapprima come mito, poi incapace di comprendere le scelte del figlio, infine come approdo sicuro dopo tanto girovagare. E in effetti il ciclismo non è uno sport come gli altri, il suo portato metaforico è di gran lunga più intenso di altre discipline: l’intuito nelle fughe, la paura e l’adrenalina delle discese, la solitudine di alcune salite, l’equilibrio fra squadra e individualismo, tutto questo calza come un guanto al racconto di una vita. Solo in scena, simulando una pedalata che realmente provoca fatica e sudore, Lorenzo Praticò dà vita per un’ora ad una lunga soggettiva nel corso della quale il protagonista vede passare davanti ai propri occhi una vita punteggiata di salite e discese, cadute e rialzate, incontri e affetti. E poi c’è il confronto fra ieri e oggi, fra la generazione del dopoguerra rappresentata da Fiorenzo Magni – che con la spalla rotta continua a pedalare stringendo la camera d’aria fra i denti – e il veleno del doping che ha distrutto buona parte della meglio gioventù ciclistica. E c’è la lingua, l’alternare italiano e dialetto calabrese (della zona del reggino) come scelta linguistica definitiva. Una lingua della memoria, quindi, dei rapporti intimi e ancestrali, che emerge in tutta la sua sonorità inaspettatamente dolce in grossi blocchi di narrazione: gli insegnamenti del padre, lo scontro padre-figlio sul doping e l’etica sportiva, la storia di Sara raccontata dalla madre.