Produzioni


LE REGOLE DEL GIUOCO DEL TENNIS

 

Scritto da Mario Gelardi

Con Carlo Geltrude e Riccardo Ciccarelli

Regia di Carlo Caracciolo

“Ci sono partite che durano molte ore, partite che sembra che stiano per chiudersi e poi basta un fallo, una battuta fatta male ed il gioco si riapre, la partita ricomincia. Sono le regole del gioco del tennis”.

Il testo prende spunto da una partita a tennis, precisamente un doppio, vista come metafora per raccontare le dinamiche dei rapporti all’interno di un’amicizia fra due studenti universitari di diversa estrazione sociale. Matteo e Guido sono i protagonisti di questa storia. Uno più spavaldo, sicuro di sé, l’altro più timido e insicuro. La contrapposizione evidente fra i due è solo il punto di partenza di una vicenda che ribalta di continuo il punto di vista dello spettatore.

Prendendo spunto dalle regole da manuale di una partita a tennis, i due amici ne approfittano per raccontarsi l’un l’altro cose che in una normale conversazione non avrebbero mai avuto il coraggio di dirsi.

E allora la partita assume un altro significato, un’altra prospettiva che è quella di uno scambio serrato di battute volte a mettere alla prova l’altro, a conoscerlo sempre più a fondo, per poi, alla fine, rivelarsi e ridefinire i contorni e le regole di un’amicizia ormai consolidata da anni, un’amicizia che forse è qualcosa di più.

La partita a tennis è anche un modo ironico per raccontare tutti i luoghi comuni sull’ omosessualità. Che musica ascolti, che film guardi, cosa ti piace di una donna, cosa di un uomo, che libri leggi, con chi te la fai, con chi decidi di non fartela, come se gli esseri umani dovessero rispettare delle caselle, delle regole. Ma le regole sono fatte proprio per essere infrante, o no?

La partita diventa il pretesto per aprire spazi di sincerità che i due amici si erano negati, forse per convenzione, forse per timidezza.

 


DO NOT DISTURB – Il teatro in albergo di Mario Gelardi

con: Carlo Caracciolo, Riccardo Ciccarelli, Fabiana Fazio, Simone Fiorillo, Carlo Geltrude, Irene Grasso, Gennaro Maresca.

e con Cristina Donadio e Agostino Chiummariello

Scritto da Claudio Finelli e Mario Gelardi

regia di Carlo Caracciolo e Mario Gelardi

 

“Do not disturb” è un format teatrale, ideato da Mario Gelardi, che trasforma le stanze d’albergo in veri e propri palcoscenici.

Le camere da letto fanno da scenografia naturale a storie che si svolgono in tempo reale: solo 20/25 spettatori a volta, (il numero cambia a seconda della grandezza della stanza) penetrano direttamente nel post intimità delle coppie, assistono, ascoltano, quasi spiano, i personaggi poco prima che lascino la stanza. L’idea è quella di dar vita ad una specie di voyeurismo teatrale, laddove il senso del guardare è nella radice stessa del termine teatro, portando alle estreme conseguenze questa dimensione e facendone elemento di creazione artistica e fruizione estetica. Il pubblico, sconfinando oltre la quarta parete vive la storia ad un palmo dall’attore, costretto quasi a nascondersi e allo stesso tempo costringendo l’attore ad una messinscena che abbatte ogni finzione teatrale, andando così alla ricerca di una nuova verità scenica.

Quindici episodi di diverso genere, scritti da Claudio Finelli e Mario Gelardi e diretti dallo stesso Gelardi, animano le camere di un albergo, rendendo visibile quello che in genere accade solo a porte chiuse. Il filo conduttore delle storie sono le ossessioni, quelle dei protagonisti delle vicende e si andrà così a scandagliare quella linea sottile, intima, nascosta, in cui esse si sovrappongono e si confondono coi sentimenti. Ma l’ossessione viene vissuta anche dal pubblico, che fa da intruso nella stanze delle coppie, con l’intento di guardare quello che accade tra loro. È in quei discorsi che vengono prima e dopo il sesso che si mettono a nudo personaggi, dinamiche, storie, a volte divertenti, a volte drammatiche, altre volte pericolose, avvolte dal buio della segretezza, dal silenzio del cuore e dell’anima.

“Gli attori e gli spettatori devono reggere il limite tra realtà oggettiva e finzione, reso ormai impercettibile, devono essere disposti a lasciarsi attraversare dal vibrare sottile di questa difficile demarcazione. Tutti sono coinvolti soggettivamente e lo stesso singolare rapporto numerico fra gli attori e gli spettatori ribalta persino il ruolo di chi guarda e chi è guardato. E’ in questo sovvertimento dell’uso dei segni del linguaggio teatrale che si crea il significato.” Maria Luisa Califano – Psicanalista

Lo spettacolo ha una formula modulare, infatti il numero di attori e stanze può variare a seconda delle necessità.

 


LA GIUSTA PARTE – Testimoni e storie dell’antimafia

 

Brani tratti da Vincenzo Ammaliato, Rosario Esposito La Rossa, Alessandro Gallo
Mario Gelardi, Cristina Zagaria.

Con Carlo Caracciolo, Miryam Cuomo, Carlo Geltrude, Annabella Carrozza, Mariano Coletti
Vincenzo Coletti, Anna De Stefano.

A cura di Mario Gelardi e Carlo Caracciolo

Dopo il successo ottenuto al festival “Politicamente Scorretto” diretto da Carlo Lucarelli a Casalecchio di Reno, i giovani attori del nuovovo teatro Sanità, mettono in scena con la regia di Carlo Caracciolo e Mario Gelardi, le storie di vittime innocenti di camorra e di semplici cittadini che ogni giorno, combattono le mafie.

Non storie di eroi, ma di uomini “normali”, di chi ha scelto di fare il proprio dovere.

In scena si alternano le vite di vittime come Annalisa Durante, Gianluca Cimminiello, Teresa Buonocore, Giancalo Siani, a quelle piene di speranze dei pulcini dell’Arci Scampia e a quella di un giovane imprenditore di Castelvolturno.

Parte dei ricavati del progetto “LA GIUSTA PARTE” vanno a finanziare un progetto scolastico per l’istituto penitenziario minorile di Nisida.

Autori a volte giovanissimi, siciliani e campani, a confronto per raccontare storie e memorie di chi ha combattuto e combatte la criminalità. Non solo vicende legate a fini tragiche di servitori della giustizia, ma soprattutto la testimonianza di chi quotidianamente porta avanti la propria battaglia contro il crimine. Sono storie di coraggio e di speranza, memorie di una resistenza quotidiana, per tenere gli occhi aperti, sempre. In un Paese dove la presenza mafiosa è ancora così forte, ricordare serve. Ma non basta.

Raccontare, parlare, scrivere ciò che si è vissuto sulla propria pelle è un’esigenza impellente. E ci vuole un segno tangibile che rimanga nel tempo, che non venga cancellato come le vite dei morti di mafia. “La giusta parte” è proprio questo

Raccontare prima di essere costretti a ricordare.

Lo spettacolo è diviso in diversi quadri in cui si articolano le storie delle vittime innocenti a quelle di chi quotidianamente combatte la mafia.

Durante lo spettacolo è possibile ospitare i testimoni reali delle storie raccontate per un dibattito con i ragazzi.

LO SPETTACOLO E’ CONSIGLIATO AD UN PUBBLICO DAI 14 ANNI IN POI.